sphere media background sample

Cos’è l’ecomobilità?

L’ecomobilità, uno dei pilastri della transizione ecologica, è l'approccio che reinventa il nostro modo di spostarci. Puntando su trasporti a zero emissioni, fa bene al clima... e non solo. Cosa vuol dire?

Usare l’auto per andare al lavoro, sfrecciare in monopattino per arrivare in palestra, correre per salire sull’ultima metro, prendere il treno per andare al mare... La mobilità, sotto ogni sua forma, scandisce il ritmo delle nostre giornate. Indispensabile per organizzare la vita privata e lavorativa, non è senza conseguenze. Percorrere chilometri significa consumare energia. E questa, ancora oggi, molto spesso proviene da combustibili fossili (petrolio, gas, carbone) che hanno un impatto significativo sull’ambiente.

I trasporti rappresentano circa ¼ delle emissioni di gas serra in tutto il mondo. Il settore dei trasporti è uno di quelli in cui le emissioni non si abbassano… Il motivo principale? Il trasporto su gomma (dominato in gran parte dall’auto) è responsabile della quasi totalità delle emissioni.
Il verdetto è impietoso: il nostro modo di muoverci è nocivo per la nostra salute e per l’ambiente; e la transizione è troppo lenta… Ed è qui che entra in gioco l’ecomobilità.

Origine e definizione dell’ecomobilità

La parola ecomobilità è relativamente nuova: fa la sua prima comparsa alla fine degli anni Novanta, quando lo sviluppo sostenibile diventa un tema centrale per istituzioni, società civile e imprese. Il concetto diventa sempre più importante a partire dagli anni 2000, fino a imporsi oggi come sfida cruciale della transizione ecologica. Si parla anche di mobilità sostenibile.

Secondo l’ADEME (l’agenzia francese per la transizione ecologica), ecomobilità vuol dire “garantire la circolazione di merci e persone riducendo l’uso di autoveicoli quando possibile, soprattutto nelle zone urbane e periurbane ».

Si tratta in pratica di ripensare i trasporti (modi, infrastrutture, frequenza, carburante, ecc.) per limitare gli effetti negativi. L’obiettivo non è solo ecologico, perché in realtà si cerca di intervenire su tre grandi aree: ambiente, qualità della vita e salute.

L’ecomobilità riguarda sia le persone che le merci: il settore della logistica, segnato soprattutto dall’esplosione delle consegne a domicilio, è particolarmente interessato.

Le principali soluzioni dell’ecomobilità

L’obiettivo principale dell’ecomobilità è sviluppare modi di trasporto alternativi all’auto privata.

Il punto non è eliminarla o vietarla ma ridurre l’uso per i tragitti di tutti i giorni. Anche se utilissima, infatti, l’auto privata causa molti danni collaterali a chi la usa e alla comunità, come inquinamento dell’aria, emissioni di gas serra, costi di gestione, traffico, rumore, distruzione di aree naturali (per costruire strade), ecc.

Per rimediare, la mobilità sostenibile promuove una formula plurale: al posto di un modello unico, passare a molti modi di trasporto con un impatto minore, che si possono combinare o alternare a seconda dei bisogni.

🚶 la camminata

Per i tragitti brevi è il modo più efficace e più virtuoso per l'ambiente, la qualità della vita e la salute. Spostarsi a piedi, su distanze ragionevoli, è spesso più semplice nelle zone più urbanizzate.

In molte città, è un dato di fatto, camminare tende a battere l’uso dell’auto come primo modo per spostarsi. Quando l’arredo urbano è adeguato, la scelta di muoversi a piedi viene premiata. A Copenaghen, per esempio, il 50% degli abitanti si sposta ogni giorno a piedi. Le zone pedonali, le strade condivise e i marciapiedi rialzati rendono la città più piacevole e più sicura per i pedoni.

🚲- la bici (e i suoi cugini)

Insieme alla camminata fa parte della cosiddetta «mobilità attiva», cioè quella che comporta un'attività fisica. La bici ha tutte le carte in regola per piacere: non inquina, non emette gas serra né rumore, e occupa pochissimo spazio pubblico. Indubbiamente è uno dei grandi campioni dell’ecomobilità. Oggi è affiancata dalla bicicletta a pedalata elettrica: un po’ meno virtuosa riguardo all’ambiente, ha comunque un impatto molto più basso rispetto all’auto (20 volte meno di CO2/km, secondo l’ADEME).

Anche in questo caso, l’uso della bici dipende in gran parte dalle infrastrutture. In Francia, dove si è accumulato un ritardo in quest’ambito, meno del 5% degli abitanti la usa per andare al lavoro o a scuola. Ad Amsterdam, una delle città più a misura di bici al mondo, si arriva quasi al 40%!
Copenaghen, spesso citata come modello, offre una fitta rete di piste ciclabili che incentiva moltissimi abitanti a prendere la bici ogni giorno. La città ha anche investito nei mezzi pubblici e limitato l’accesso alle auto in centro.
Come Copenaghen, Amsterdam è celebre per la sua cultura della bici. La città ha una rete ciclabile molto sviluppata e ha attuato misure per favorire la convivenza tra ciclisti, pedoni e veicoli a motore.

Oslo si è posta l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2030. La città ha attivato incentivi finanziari per acquistare veicoli elettrici e ha sviluppato una rete di colonnine per la ricarica veloce.

Le infrastrutture adeguate sono un requisito essenziale per incoraggiare le persone a prendere la bici. Piste ciclabili sicure, ben segnalate e collegate tra loro, incentivano indubbiamente l’uso della bici ogni giorno.

Nella categoria della bicicletta, rientrano gli altri mezzi di trasporto individuali su strada, in versione tradizionale o elettrica: monopattino, roller, skate, monoruota, ecc. Insomma, è un modo di trasporto che offre molte possibilità.

🚌i mezzi pubblici

Raggruppando molte persone in un solo veicolo, i mezzi pubblici sono un pilastro dell’ecomobilità. Le soluzioni sono svariate, in base ai territori e ai bisogni: bus, tram, metro, treni, battelli, ecc.
Ma rimane fondamentale un punto: creare infrastrutture adatte. I mezzi pubblici devono proporre linee regolari, fermate ben distribuite, ecc. In altre parole, devono assecondare l’interesse della comunità.


🚙- l’auto… usata diversamente

Già, usata diversamente, anche l’auto può diventare un’opzione interessante per l’ecomobilità. A una condizione, però: condividerla di più. Si stima, infatti, che l’auto individuale rimane inutilizzata ben il 95% del tempo, e che 9 auto su 10 circolano con una sola persona a bordo (chi guida). Il car-pooling e il car-sharing permettono, invece, di ottimizzare l’impatto (finanziario, ecologico e spaziale) dell’auto. La versione elettrica
potrebbe sembrare un’alternativa interessante ma non riscuote il pieno consenso della comunità scientifica. Il costo ecologico della produzione dei veicoli elettrici (e delle loro batterie) rimane molto elevato, anche se il veicolo non emette gas serra durante l’uso.

L’ultima soluzione, per finire, quella a cui forse pensiamo meno: ridurre gli spostamenti. Perché, sì, la sobrietà si può applicare anche ai nostri spostamenti. Uno degli esempi più lampanti? Il lavoro a distanza, che permette di risparmiare ogni giorno chilometri e chilometri di viaggi.
Preferire i negozi e le attività vicino a casa... Il punto è domandarsi più spesso quanto sia davvero necessario prendere l’auto.

I piani urbanistici hanno un ruolo fondamentale nel promuovere l’ecomobilità. Progettando quartieri misti, dove negozi, abitazioni e infrastrutture sono vicine tra loro, si riducono le distanze da percorrere e si favorisce la mobilità dolce.

L’ecomobilità riguarda anche la logistica urbana

La consegna dell’ultimo miglio è una sfida cruciale, che impone di ripensare la distribuzione. Sviluppare aree di sosta dedicate, usare veicoli elettrici e ottimizzare le rotte sono tutte misure che possono contribuire a ridurre l’impatto ambientale della logistica. Anche sviluppare negozi di vicinato e filiere corte può limitare gli spostamenti delle merci.

I tanti vantaggi dell’ecomobilità

Passare dall’auto ad altri modi di spostamento non è sempre facile.

Ma quando possibile, è molto significativo. 

- il clima

Una delle priorità dell’ecomobilità è ridurre le emissioni di gas serra generate dai nostri spostamenti per attenuare il cambiamento climatico.

In Francia, nello specifico, la decarbonizzazione dei trasporti è un imperativo assoluto perché oggi rappresenta quasi il 32% delle emissioni di gas serra nazionali totali. L’auto individuale incide, da sola, per il 16% delle emissioni di gas serra francesi. Usarla meno, vuol dire contribuire alla lotta al cambiamento climatico.

- qualità dell’aria

Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), ogni anno in Europa l’inquinamento atmosferico causa la morte prematura di circa 250.000 persone.Tra i fattori responsabili, troviamo il trasporto su gomma, responsabile di enormi quantità di particelle sottili (PM2,5), in sospensione (PM10) e di ossido d’azoto. Sviluppare l’ecomobilità, vuol dire anche purificare l’aria che respiriamo.

- la salute fisica e mentale

Camminata, bici, monopattino, ecc. Gli studi mostrano che la mobilità attiva (cioè, quella che comporta un'attività fisica) è eccellente per la salute. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i modi attivi per spostarsi riducono del 10% il rischio di malattie cardiovascolari e del 30% il rischio di diabete di tipo 2. Allo stesso modo, chi usa la bici per andare al lavoro o a scuola è meno soggetto ai tumori (la mortalità legata alla malattia si riduce del 30%). Per finire, l’attività fisica favorisce la salute mentale e riduce lo stress. È dimostrato.

- qualità della vita in città

L’ecomobilità rende più vivibile l’ambiente urbano, dove generalmente è concentrata la popolazione. Ridurre il traffico automobilistico contribuisce a ridurre il rumore, il rischio di incidente,
l’ingombro visivo, gli ingorghi, ecc. Il risultato è un ambiente più aerato, calmo e meno stressante.

- potere di acquisto

Secondo gli ultimi dati ufficiali pubblicati nel 2021, le famiglie francesi spendono circa l’11% del reddito nell’automobile. L’ONG Greenpeace, invece, calcola in 6.000 EUR il costo medio per possedere e usare un’auto individuale (carburante, assicurazione, manutenzione, ecc.).
Scegliendo modi di trasporto alternativi come la bici, i mezzi pubblici o il car-pooling, le spese legate alla mobilità si riducono drasticamente. Nel lungo periodo, questo può rappresentare un risparmio sostanziale.

Il futuro? Una mobilità sostenibile e inclusiva

L’ecomobilità, anche se progredisce lentamente, ha un futuro roseo davanti a sé. Vista la crisi climatica, la transizione verso i trasporti con più basse emissioni di gas serra non è più un’opzione… È un impegno che i paesi europei hanno preso: le emissioni nette di gas serra dell’UE dovranno essere abbattute almeno del 55% entro la fine del 2030. Un obiettivo impossibile da raggiungere senza decarbonizzare i trasporti.

Rimane una sfida cruciale per il futuro dell’ecomobilità: riuscire a coinvolgere tutti i cittadini senza creare disuguaglianze. Gli specialisti la chiamano «mobilità sostenibile e solidale» o «ecomobilità inclusiva». Si tratta di abbinare la giustizia climatica e la giustizia sociale al fine di rendere accessibili i trasporti decarbonizzati a tutta la popolazione.

Tra le popolazioni più lontane dalle nuove soluzioni di ecomobilità, i sociologi hanno individuato tre gruppi: giovani, lavoratori poveri e anziani.
Le iniziative a disposizione delle autorità pubbliche per dare una forma concreta alla mobilità inclusiva sono, anch’esse, ben chiare: ampliare le infrastrutture a misura di bicicletta e pedoni, sviluppare mezzi pubblici, sensibilizzare il pubblico ai modi di trasporto decarbonizzati, promuovere incentivi finanziari (per acquistare una bicicletta, ad esempio) o anche il car-sharing e il car-pooling.

Decarbonizzare il trasporto delle merci

Decarbonizzare il trasporto delle merci

Ottimizzare e decarbonizzare i circuiti di trasporto dei prodotti finiti sono due opportunità importanti per le aziende.

La mobilità sostenibile in Decathlon

La mobilità sostenibile in Decathlon

Sensibilizzare i clienti e i collaboratori a usare mezzi di trasporto rispettosi dell’ambiente.